DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell’autore/autrice.

Continua, da parte di Trump, l’attività frenetica di picconatore delle istituzioni e delle relazioni internazionali per come le abbiamo conosciute fino ad oggi. Siamo nella terza guerra mondiale e non sarebbe opportuno mettere la testa sotto la sabbia. Non è fingendo di non vedere, o di non chiamarla col suo nome, che la questione si risolve.

Russia e Stati Uniti sono ormai due ex potenze egemoni, in crisi da anni. L’unico piano sul quale possono riaffermare la loro egemonia è una situazione di conflitto permanente, nella quale la minaccia dell’uso degli arsenali nucleari possa fungere da strumento per portare avanti una battaglia ibrida su vasta scala, di cui la recente guerra commerciale Usa al resto del mondo è parte.

In questo contesto l’anello debole sul piano internazionale è l’Unione europea: un insieme di vecchie potenze nazionali costituzionalmente incapaci di agire in modo univoco sul piano globale. Non è un caso che la UE sia così debole. Il suo lento percorso di integrazione è stato dettato dagli spazi di manovra che le venivano consentiti dall’egemonia politica Usa, oltre che dalla miopia delle classi dirigenti di vari paesi in numerosi contesti storici (si pensi a De Gaulle negli anni Cinquanta-Sessanta, alla Thatcher negli anni Ottanta, ai vari ed eterodiretti Orban e Kaczynski negli ultimi decenni).

C’è un rischio, tuttavia. Che, essendo la politica commerciale competenza esclusiva del livello europeo, la UE decida per una rappresaglia commerciale rispetto ai dazi Usa, imponendo a sua volta dazi su prodotti statunitensi. Che significherebbero aumento dei costi, i quali andrebbero a gravare essenzialmente sui cittadini, e sulla riduzione degli scambi complessivi, dai quali però si alimenta la crescita europea.

Servirebbe invece costruire alleanze strategiche aperte, con tutti gli altri potenziali attori globali: India, Cina, America Latina, Africa, ASEAN per evitare i danni dei flussi commerciali inceppati lungo l’asse atlantico. Russia compresa, se e quando deciderà di cessare la follia dell’invasione in Ucraina. Senza pregiudizi. Ma questo richiede una politica estera e di sicurezza comune, che è invece competenza sostanzialmente esclusiva degli Stati membri (con buona pace dell’Alto Rappresentante).

Insomma, la UE non è costituzionalmente attrezzata per fornire una risposta corretta ed efficace in questo contesto alla minaccia americana. Mentre è attrezzata ad un’azione di rappresaglia, che tuttavia finirebbe per penalizzarla. Speriamo prevalga il buon senso è si costruiscano immediatamente i presupposti per trasformare la UE in un attore strategico globale capace di decisioni altrettanto tempestive come quelle messe in campo da Trump.

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